IL SENSO DEI LUOGHI

Non ricordo bene quando ebbi per la prima volta la sensazione che i luoghi avessero un loro senso, un loro sentimento; immagino sia accaduto molto presto, nella mia infanzia. Nel paese della mia fanciullezza i luoghi avevano un nome, ed erano tutti speciali. Avevano un segreto. C’era il luogo delle fragole, quello delle ciliegie, il luogo dell’acqua e quello delle sabbie. Ognuno intratteneva un rapporto particolare con un determinato luogo. Ricordo ancora il posto dove trovavo i funghi, o dove le castagne cadevano formando dei castelli, effimere opere d’arte. Era un segreto tra me e quei luoghi. E gli altri bambini avevano i loro luoghi magici e misteriosi. Ancora oggi, quando qualcuno torna dalle campagne con erbe selvatiche, funghi, frutti di bosco, e viene guardato con un misto di sorpresa e di invidia dagli altri, che non hanno trovato nulla, risponde con orgoglio e soddisfazione: “Sacciu li lochi” conosco i luoghi, li sento, ho con essi un’abitudine e una frequentazione. I luoghi ci si rivelano, ci scelgono. I luoghi rispondono con generosità al legame che con essi decidiamo di intrattenere. […] Noi siamo il nostro luogo, i nostri luoghi: tutti i luoghi, reali o immaginari, che abbiamo vissuto, accettato, scartato, combinato, rimosso, inventato. Noi siamo anche il rapporto che abbiamo saputo e voluto stabilire con i luoghi. Vito Teti (2004) Il Senso dei Luoghi, Roma, Donzelli editore

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